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Abbate/Psycho Research: cosa c’è dietro una U che puzza

04/06/2008

Tra tutte le vocali, qual è la più maleodorante? Se vi chiedessero di scegliere tra Nirzano e Nirtami, che nome indichereste per un prodotto raffinato? Tra un attimo vi daremo le risposte. Ma per ora accontentatevi di sapere che stiamo parlando di psicolinguistica e che lo facciamo con Gianandrea Abbate, amministratore delegato Psycho Research. 

In poche parole lo studio della linguistica della psiche profonda, dei significati reconditi già posizionati nella nostra mente. Perché i pregiudizi non andrebbero mai combattuti. Anzi, essendo alla base delle nostre scelte rappresentano dei Grp interiori da sfruttare. 

A questo punto vale la pena di svelare che, per la maggior parte della gente, la vocale più puzzolente è la u e che il nome più raffinato è Nirtami. Che poi altro non è che l’anagramma di Martini, mentre Nirzano di Cinzano. 

Insomma, pochi esempi per dire come nella sola fonetica ci sia il futuro della marca. Che non significa omologazione. Perché i campi semantici sono vastissimi, creando una costellazione di atteggiamenti. Pensieri che non sono mai monolitici, bensì risultante di mille emozioni e giudizi, a volte anche in antitesi. 

Pur se ogni prodotto deve puntare a posizionamenti precisi e definiti. Perché la marmellata è evidente. Non solo di comunicazione, ma anche d’offerta. Oltre 2.500 le auto possibili, ben 400.000 le referenze in una qualsiasi Iper Coop. Tanto che uno studio ha stimato che per poter provare tutto quanto ci vorrebbero 822 anni. Non a caso, oggi è meglio piacere tanto a pochi, che poco a tanti. 

Il consumatore, infatti, ha sempre meno tempo, così sceglie seguendo l’emozione. Poi ama sviscerare il perché, ma il più delle volte la definizione razionale non è che la giustificante scusa per poter seguire un credo emotivo. 

Con la pubblicità a vestire di valore i prodotti. Che senza, è provato, costano pure meno. Ma i consumatori hanno bisogno dell’advertising. Per molti di loro ha un valore sociale. E’ addirittura antidepressivo. La differenza la fa la qualità. E a giudicare dallo scarso ricordo delle campagne attuali, addirittura confuse una con l’altra, è un indicatore sul quale vale la pena di tornare a concentrarsi.


 

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