Sei in: Youmark > Rubriche > Hot Point
rss

Oggi l'editoriale lo scrivo io/ Sergio Spaccavento - Meglio far ridere che far piovere

10/01/2011

La comicità è l’aspetto più sofisticato della creatività umana, ed è sempre originalità, sorpresa, introduzione dell’inconsueto e della suspance, ottenuta con pochi mezzi, anche solo logici. Questa valorizzazione trova conferma in molti pensatori presenti e passati di tutti gli orientamenti che ne hanno qualificato la funzione psicologica e sociale. Dario Fo infatti ha detto: “E’ il momento in cui si dimentica di usare il riso, che la ragione muore per soffocamento.” 

La comicità può emergere in ogni momento o ambito, in ogni forma espressiva o artistica, nella vita quotidiana, in tutti i generi di racconti, dalla semplice barzelletta alla narrazione letteraria, nel disegno e nella pittura, nel teatro e nel cinema e ovviamente in pubblicità. 

Esiste difatti una forma di comicità che nasce con un secondo obiettivo, soprattutto nelle arti della persuasione. Già Cicerone affermava: “…dovere primario dell’oratore è provocare il riso… in parte perché il buon umore procaccia la benevolenza dell’uditorio in favore di chi lo ha suscitato; in parte perché si ammira la sua acutezza... e soprattutto perché mitiga la malinconia, la cupezza e scioglie nel riso e nello scherzo le cose sgradevoli che non è facile far cessare con gli argomenti”. 

La comicità ha potenzialmente effetti persuasivi che possono essere strutturati nelle relazioni interpersonali e nella comunicazione di massa. Riuscire a far ridere può aumentare il prestigio di una marca, rispetto a quello degli altri, ravvivando l’attenzione e amplificandone la memorabilità. 

Va sicuramente evidenziata l’importanza della comicità per il target giovanile, ridere e far ridere è un’espressione importante nella loro quotidianità, favorisce un loro atteggiamento meno conflittuale con la realtà; come pure può risolvere conflitti e aggressività connaturati all’instabile equilibrio psicologico dell’adolescente, ma anche degli adulti, almeno in particolari circostanze, le cui esperienze dolorose trovano nell’umorismo una delle più efficaci forme di difesa. 

Scoprire i tratti comici di un avversario, metterlo in una posizione buffa, renderlo ridicolo ha sempre funzionato in ogni tipo di arena competitiva: poiché chi ha la peggio o chi risulta meno spiritoso in un conflitto comico subisce un impatto negativo sull'immagine e perdita di credibilità. La comicità può liberare da un’oppressione, la risata può disinnescare le premesse di una situazione scomoda. 

In situazioni di inferiorità trova un sinonimo per inferiorità... l’umorismo permette di superare l’umiliazione; per esempio per gli ebrei fu un mezzo per eludere i persecutori; per ridicolizzare gli zar e i fautori dei pogrom. 

L’umorismo britannico ebbe un po’ la stessa funzione: in una società conformista, minacciata dall’orgoglio della superiorità imperiale e dal complesso d’importanza, l’umorismo ritagliò e preservò alcune oasi di verità; di lucidità, di modestia in cui l’autocritica era ammessa senza suscitare scandalo. 

L’umorismo non può fare sue fedi assolute o visioni autoritarie; è tollerante e aperto alle trasformazioni e presuppone sempre la libertà di pensiero. Allena a guardare con indulgenza e simpatia le debolezze umane. Le dittature non possono ridere di sé, e neanche i dittatori. In definitiva sono sempre più convinto che non bisogna mai sottovalutare il potere dell’umorismo in comunicazione, riuscire a far ridere è davvero una cosa stramaledettamente seria. 

Sergio Spaccavento, creative partner Now Available

 

guarda tutti gli Hot Point


Giorno Settimana Mese