Gli italiani e il risparmio in un'indagine Acri. Aumentano i 'soddisfatti'
27/10/2010
E’ il decimo anno che Acri, l’Associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa, in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, presenta un’indagine sugli Italiani e il Risparmio, realizzata in collaborazione con Ipsos. I principali risultati sono suddivisi in due macroaree: la prima, comune a tutte le rilevazioni (dal 2001 al 2010), che consente di delineare quali siano oggi l’atteggiamento e la propensione degli Italiani verso il risparmio, evidenziando i cambiamenti rispetto al passato; la seconda focalizzata sul tema specifico della Giornata, che è dedicata quest’anno a 'Rigore e Sviluppo nell’Era del Mercato Globale'.
Dall’indagine emerge che in merito a rigore e sviluppo, gli Italiani sembrano avere idee piuttosto
precise. Si percepiscono come un popolo parsimonioso, ma senza esagerazioni: disponibili a
organizzare la propria vita economica senza, però, considerare la parsimonia la soluzione di tutti i problemi. Anzi, per il 48% degli Italiani le famiglie molto parsimoniose ostacolano la ripresa dell’economia del Paese, mentre per il 39% la incentivano.
Ed anche rispetto alla spesa pubblica, i più (47%) ritengono che i tagli alla spesa inibiscano la
crescita economica, contro il 39% che invece ritiene la possano aiutare. Se proprio dovessero
razionalizzare la spesa pubblica, i cittadini italiani non taglierebbero mai: sanità (53% di citazioni), scuola, università e ricerca (34%), pensioni (33%). Se fossero proprio costretti a scegliere sacrificherebbero la difesa (il 45% di citazioni), le spese per la giustizia (19%), la protezione dell’ambiente (18%). Ai fini dello sviluppo la gran parte degli Italiani (il 48%) ritiene fondamentale la lotta all’evasione fiscale.
Questi dati, raccolti in maniera specifica ed esclusiva per l’anno in corso, si accompagnano a
una serie di rilevazioni sull’economia e il risparmio registrate dalla ricerca Acri - Ipsos per
ogni edizione della Giornata Mondiale del Risparmio, e per i quali si dispone ormai di una serie
storica che copre l’arco di dieci anni.
Nel 2010 l’indagine Acri - Ipsos ci parla di Italiani in 'attendismo prudente e preoccupato', che pare legato a disillusione e a scarsa visibilità sul futuro. Il Paese viene percepito come poco reattivo alla crisi (i pessimisti sul futuro della sua economia sono il 41% contro il 30% di ottimisti), ma anche sulla ripresa globale gli Italiani fanno affidamento meno che in passato. La sfiducia nelle prospettive economiche del Paese ci accomuna, peraltro, con altri paesi come gli Usa, la Francia, il Regno Unito, la Spagna. Solo in Germania si registra un trend positivo a partire dalla primavera 2009 (30% soddisfatti delle sue prospettive economiche nel novembre 2009; 56% agosto 2010 - dati Ipsos Global@dvisor).
Se nel 2009 la crisi pareva sottolineare l’importanza della globalizzazione e i vantaggi del
coordinamento internazionale, ora molti concittadini hanno mutato tale fiducioso affidamento in
dubbio. Questa situazione sembra intaccare, seppur marginalmente, anche lo storico sentimento 2
europeista degli Italiani. Se in generale permane la fiducia nell’Unione Europea (il 67% ha
fiducia), emerge una certa freddezza e minor convinzione: pochi dichiarano di avere più fiducia
(il 7%) a fronte di un cospicuo numero che dichiara di averne meno (il 28%).
Pensando al futuro dell’economia in generale, l’ottimismo prudente registrato nel 2009 (il 55%
di ottimisti contro il 29% di pessimisti) rimane tuttora maggioritario ma assai ridimensionato: il
45% di ottimisti contro il 37% di pessimisti (in particolare nel centro Italia gli ottimisti passano
dal 57% del 2009 al 39% del 2010).
E’ da notare che, nonostante pochi Italiani (6%) dichiarino migliorata la propria situazione economica, i soddisfatti crescono di 2 punti percentuali rispetto al 2009, dal 54% al 56% e
dall’inizio della crisi crescono addirittura di 5 punti percentuali (nel 2007 e nel 2008 erano il 51%):
in particolare crescono nel nord est (+9 punti percentuali dal 2009) e nel Nord Ovest (+5 punti
percentuali), mentre il centro e il sud sono assenti da questo recupero.
La contraddizione di un Paese che nell’insieme è sempre più preoccupato del futuro e che,
parimenti, mostra un consistente numero di cittadini soddisfatto circa la propria situazione
personale potrebbe trovare la spiegazione in una sorta di sospensione delle aspettative di
miglioramento. In merito alla propria situazione personale, quasi la metà degli intervistati (il 49%)
ritiene che non cambierà, ma i fiduciosi (28%) superano gli sfiduciati (19%).
L’attendismo prudente e preoccupato che sembra determinare l’umore degli Italiani trova riscontro nel loro atteggiamento verso il risparmio, gli investimenti e i consumi. Gli Italiani mostrano una bassa propensione al rischio: è riscontrabile nel 66% della popolazione, che dichiara di averne una ridotta (29%) o quasi nulla (37%), a fronte di un 24% di aperti verso il rischio e un 10% di Italiani effettivamente propensi al rischio. A conferma di questa bassa propensione, se fosse loro concesso di 'prendere le decisioni' al posto di una banca, nel 67% dei casi preferirebbero finanziare imprese solide e famiglie con bassissimo livello di rischio, anche guadagnando poco. Solo il 23% sarebbe propenso a finanziare imprese e famiglie più redditizie, anche se più rischiose (il restante 10% non si esprime).
Dal sondaggio risulta che il numero di chi riesce a risparmiare si mantiene costante rispetto
agli ultimi anni attestandosi al 36%. Sono il 37% quelli che consumano tutto ciò che guadagnano
e una famiglia su quattro deve ricorrere a debiti o al decumulo di risparmio pregresso. Se
nel nord est si registra il numero maggiore di famiglie in grado di accumulare risparmio (ci riesce
il 45%), il sud si trova più in difficoltà (solo il 30% riesce a risparmiare).
L’impatto della situazione per quanto riguarda l’investimento è tale che sempre più famiglie (68%
rispetto al 62% del 2009) preferiscono la liquidità, mentre il mattone si conferma ancora
l’investimento percepito come ideale, specie tra coloro che effettivamente sono riusciti ad
accumulare risparmio nel corso del 2010 e che quindi esprimono un giudizio che può essere molto
prossimo alle effettive intenzioni. La loro preferenza per il mattone sale dal 52% al 58%, raddoppia quella per gli strumenti finanziari più rischiosi (dall’8% al 16%), mentre si riduce la propensione per gli strumenti considerati più sicuri (dal 26% del 2009 al 20% nel 2010) e l’attendismo (dal 14% al 6%).
I consumi tornano a frenare, specie per le famiglie in crisi o che stanno sperimentando difficoltà e anche coloro che appaiono in una situazione tranquilla mostrano un atteggiamento prudente, orientato alla ridefinizione delle proprie spese, spostando ancor più l’attenzione dal fuori casa alla
casa. Solo chi si ritiene in una situazione in miglioramento ha rafforzato i propri consumi, verso ogni tipologia di spesa, in particolare se legata al fuori casa e al benessere. Peraltro in miglioramento sono solo il 6% (una famiglia su 17, mentre nel 2006 era una famiglia su 9). Cresce, infatti, il numero di famiglie che sono riuscite a mantenere il proprio standard di vita solo con fatica (erano il 42% nel 2006, il 43% nel 2009, il 47% nel 2010). Si mantiene costante il numero di quelle che ritengono peggiorato il proprio tenore di vita (era il 19% nel 2006, il 19% nel 2009, il 18% oggi). Costante, infine il numero di famiglie che riescono a mantenere il proprio tenore di vita abbastanza facilmente (il 28% nel 2006, il 30% nel 2009, il 29% nel 2010). A conferma di una staticità che induce all’attendismo.
La Giornata Mondiale del Risparmio, che è giunta alla sua 86ª edizione, verrà celebrata, sotto
l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, domani, giovedì 28 ottobre, a Roma presso il
Palazzo della Cancelleria. Intervengono: il Presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, il Presidente
dell’Abi Giuseppe Mussari, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti.
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