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Gianmaria Donà dalle Rose, ad Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia
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Copyright online, l’Italia è ancora indietro. Per questo c’è voluto ‘l’anno zero’

05/07/2010

Il nostro paese ancora brancola in tema di tutela del copywright in rete, al contrario di quanto sta succedendo in altri contesti europei, dove sono in atto tentativi di progetti organici. Non a caso, a fine giugno, a Milano, è stato organizzato ‘Copyright on-line: Italia anno zero’, convegno promosso da AmCham Italy e sponsorizzato da Twentieth Century Fox Home Entertainment, in collaborazione con American Chamber of Commerce in Italy, per fare il punto su quella che è una delle più spinose questioni seguite alla rivoluzione web della nostra era. Che necessita di regolamentazione, seppur le definizioni abbiano trovato e trovino non poche difficoltà nel loro cammino. Soprattutto in seno ai contrapposti interessi coinvolti e alla velocità dell’innovazione tecnologica e media, tale da rendere difficile la ricomposizione del tutto in un unico e preciso schema. Ma qualcosa si deve comunque al più presto fare. 

Youmark ne ha parlato con Gianmaria Donà dalle Rose, ad Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia, proponendovi anche gli interventi degli avvocati Luciano Daffarra e Davide Rossi 

Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia protagonista al primo convegno che vuole fare il punto sullo stato della copyright online, perché?
“Una delle priorità di Fox è la tutela dei propri contenuti e della propria library. Ecco perché abbiamo deciso di avviare questa iniziativa in Italia in collaborazione con American Chamber of Commerce.”

Quali sono le principali evidenze emerse, dove siamo e dove si deve arrivare?
“Purtroppo l’Italia si conferma paese in cui la pirateria informatica di film è maggiormente avanzata. Questo nonostante una legislazione precisa in materia che però viene poco applicata.”

Perché scaricare illegalmente fa male a tutti, quali i rischi per chi lo fa e per la industry?
“Il problema non è solo legale. Il convegno ha dimostrato come la pirateria comporti la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro per le aziende che lavorano sulla creatività nonché per tutto l’indotto che partecipa alla commercializzazione del prodotto creativo, dalla sala cinematografica ai media store, alle edicole.”

Che soluzioni vengono suggerite per superare il problema?
“Si tratta di creare regole che coinvolgano i provider di internet nell’aiutarci a proteggere i contenuti.”

Chi oggi paga maggiormente le spese della pirateria?
“Alla fine purtroppo sono i lavoratori che vedono il proprio posto di lavoro a rischio a causa della diffusione in rete di prodotti pirata.”

Avete in serbo azioni di comunicazione per sensibilizzare l’opinione pubblica al tema?
“Sicuramente AgCom e Fapav, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio, vareranno una nuova campagna di sensibilizzazione in merito.”

L’intervento dell’avvocato Luciano Daffarra
L’attuale panorama normativo italiano in materia di tutela del diritto d’autore online è contrassegnato da due distinti dati di fatto: il primo, è costituito dall’assenza di un chiaro progetto volto a regolare lo sfruttamento delle opere attraverso la Rete, diversamente da quanto è accaduto in altre nazioni dell’Unione Europea ove a ciò si è già provveduto o dove si stanno sviluppando proposte legislative; il secondo è rappresentato dalla continua spinta tecnologica e di sviluppo dei nuovi media cui stiamo assistendo, che rende difficile ricondurre tali mutamenti a schemi precisi, suscettibili di una adeguata ed efficace disciplina giuridica. 

La fase di stallo in cui versa il nostro modello legislativo sulla disciplina del diritto d’autore in ambito digitale perdura dall’anno 2006, quando vennero introdotte le più recenti modifiche all’assetto delle disposizioni sulla difesa giudiziaria del diritto d’autore online, con la implementazione della c.d. Direttiva Enforcement in Italia (D. Lgsl. 140/2006). 

Negli anni seguenti al 2006 sono falliti i numerosi tentativi di trovare soluzioni condivise al tema del contrasto alla pirateria online, sia attraverso la mediazione di tavoli istituzionali (da ultimo quello del Comitato Tecnico Antipirateria), che per il tramite di incontri al vertice organizzati fra i delegati dei vari comparti coinvolti, i quali includono i fornitori di servizi di telecomunicazione (Isp), i titolari dei diritti sui contenuti e gli utenti della rete telematica. 

Questa difficoltà di dialogo fra soggetti portatori di interessi che appaiono diversi, non solo sul piano economico, è particolarmente sentita nel nostro Paese, ove si sono susseguite riunioni nelle sedi istituzionali e convegni organizzati dagli esperti di settore, senza che neppure questi siano stati capaci di elaborare proposte o soluzioni in grado di avvicinare le posizioni delle parti che ancor oggi permangono distanti. 

L’endemico 'dialogo fra sordi' cui facciamo riferimento per raccontare quanto accade in casa nostra, in altri Stati (es. Regno Unito, Irlanda, Francia) è stato superato nell’interesse del 'bene comune', rappresentato dalla necessità di dare impulso e sviluppo alla rete informatica la quale, oltre a dovere essere accessibile a tutti e protetta nella privacy degli utenti, dovrebbe essere anche utilizzata secondo regole che garantiscano la difesa della proprietà intellettuale. 

In questo contesto nazionale non favorevole all’adozione di scelte normative suscettibili di sacrificare parte degli interessi di uno o più dei comparti socio-economici coinvolti, non sono mancati gli interventi dei rappresentanti di enti ed istituzioni che si prodigano nell’ipotizzare possibili soluzioni ai diversi problemi sul tappeto, nel tentativo di trovare la c.d. 'quadratura del cerchio', ovvero nello sforzo di legittimare la pirateria online quale frutto naturale della globalizzazione

Su un terreno maggiormente scientifico, si pongono altresì alla nostra attenzione lo studio dell’evoluzione dei media, la raccolta dei dati sui vari fenomeni che interessano la rete, nonché le indagini sul mercato dei media e della rete, svolte da organizzazioni interne ed internazionali. Fra i lavori di maggiore interesse che rientrano in quest’ultimo ambito, abbiamo in questa sede preso in esame - seppure brevemente -l’indagine conoscitiva su 'il Diritto d’Autore sulle Reti di Comunicazione Elettronica' divulgata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Ag.Com.) nel mese di febbraio 2010. 

Attraverso questa articolata relazione l’Ag.Com. ha affrontato in maniera organica i problemi che derivano dallo sfruttamento illecito delle opere protette per il tramite delle reti telematiche, offrendo una propria visione delle varie questioni che si pongono ripetutamente all’attenzione dei numerosi enti e soggetti coinvolti nella lotta alla pirateria digitale. 

Fra i numerosi spunti contenuti nell’indagine dell’Ag.Com., uno degli aspetti di maggiore interesse per gli esperti del settore è dato dal fatto che - attraverso un esame delle norme di legge vigenti - l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni si propone come il solo soggetto giuridico abilitato a svolgere le attività di vigilanza previste dall’art. 182-bis della Legge Autore nell’ambito della lotta alla pirateria online.

Le ragioni su cui l’Ag.Com. fonda il proprio ruolo precipuo nello svolgere le attività di accertamento e di prevenzione delle violazioni commesse in ambito digitale nei confronti delle norme poste dalla L. 633/1941 (Lda) si basano anzitutto sulla formulazione stessa dell’art. 182-bis Lda, introdotto nell’anno 2000, il quale suddivide le competenze di vigilanza e repressione della pirateria, rispettivamente fra la Siae e l’Ag.Com. in relazione ai loro diversi ruoli istituzionali. 

Nel contesto dell’indagine dell’Ag.Com., la Siae viene trattata quale ente associativo portatore di interessi privatistici, e, quindi, come soggetto maggiormente orientato verso la prevenzione ed il contrasto della pirateria tradizionale o dei supporti 'fisici';
l’Ag.Com., invece, viene inquadrata quale organo avente funzioni di regolamentazione e vigilanza nel settore delle comunicazioni elettroniche e, per ciò stesso, ente abilitato a svolgere sia attività preventive della pirateria online, che attività ispettive volte ad accertare le violazioni commesse in tale contesto, con i poteri previsti dall’art. 182-ter della Lda. 

Prendendo le mosse da queste considerazioni, l’indagine in questione perviene ad inquadrare l’Ag.Com. quale unico ente deputato, non solo a garantire il corretto funzionamento ed utilizzo delle reti di comunicazione elettronica (inclusa Internet ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. dd) del Codice delle Comunicazioni Elettroniche - D. Lgsl. 259/2003), bensì anche quale soggetto avente titolo ad ottenere il rispetto delle regole da essa stessa adottate al fine del perseguimento dei compiti di vigilanza e di sanzione che le competono. 

Sulla scorta delle norme del D. Lgsl. 70/2003 (che ha dato implementazione in Italia alla Direttiva e-Commerce) riportate agli 14, 15 e 16, con riferimento ai loro commi 2 e 3, l’Ag.Com. si propone e si dichiara infatti quale soggetto riconosciuto per legge nel ruolo di Autorità amministrativa (affiancata, seppure con minori poteri, all’Autorità giudiziaria) dotata di poteri di vigilanza ed abilitata ad introdurre misure intese a prevenire le violazioni on-line, oltre che ad imporre oneri specifici di monitoraggio e sorveglianza agli Isp, in ciò inclusi quelli che l’art. 17 del D. Lgsl. 70/2003 considera quali obblighi di 'sorveglianza in casi specifici'.

Intervento dell’avvocato Davide Rossi
Talvolta, purtroppo, riemergono nella storia del pensiero umano vecchi abbagli. Essi - pur riproponendosi sotto nuove spoglie ed essendo ammantati dalla inebriante fama di essere frutto del nuovo - cagionano al contrario mali già visti: si risvegliano epidemie che credevamo debellate, si inducono chi osserva e aderisce con superficialità determinate dinamiche sociali e comportamentali a ricadere nei medesimi errori di prospettiva già dolorosamente sperimentati dalle generazioni precedenti. 

Tra questi abbagli vi è certamente la convinzione di dover ridiscutere gli assetti della società, e plasmare le leggi su nuovi modelli, ogniqualvolta vi siano innovazioni tecnologiche tali da poter segnare un momento di discontinuità rispetto al ciclo economico evolutivo registrato fino a quel momento. In particolare, l’impetuoso affermarsi delle tecnologie digitali, successivamente evolutesi in congiunzione con l’esplodere di Internet, ha fatto sì che si creasse la erronea convinzione di poter generare maggiore valore e conseguente crescita occupazionale proprio grazie alla introduzione di forme, per così dire 'non-regolate' di utilizzo della rete. In realtà, una ricerca commissionata dalla International Chamber of Commerce e realizzata dalla autorevole società di ricerca francese Tera Consulting dimostra come non sia assolutamente vero che in termini di occupazione 'nulla si crea e nulla si distrugge'.

Quindi risulta tutta da dimostrare la tesi secondo la quale gli eventuali posti di lavoro perduti a causa della pirateria digitale già siano (o saranno a breve, magari con saldo attivo) compensate dalla nascita di nuove imprese, pronte ad assumere nuove legioni di lavoratori o a re-immettere nel ciclo produttivo coloro che hanno perso il proprio lavoro proprio in quelle industrie creative falcidiate dalla violenta offensiva di chi opera illegalmente on-line contro il diritto d’autore.

Vedremo, al contrario, come i posti di lavoro non si creano (poiché evidentemente si costruiscono, tramite investimenti e sforzi immani), ma certamente si possono distruggere se le Istituzioni rimangono immobili di fronte a diffusi fenomeni distorsivi e illegali quale appunto la pirateria digitale

Dai numeri rilasciati dalla Tera Consulting (società indipendente incaricata di svolgere la ricerca da parte della Camera di Commercio Internazionale, ente - è bene ricordarlo viste le ingiustificate critiche pervenute dal cosiddetto 'popolo della rete' ! - fondato nel 1919 e rappresentativo non solo delle imprese dell’industria culturale ma di tutte le aziende produttive e distributive mondiali) sul peso economico delle industrie creative nei paesi Ue (dati 2008) appare evidente come esse rappresentino un segmento estremamente importante anche dal punto di vista della creazione di ricchezza e non solamente per le ricadute positive in termini di produzione culturale e identitaria nazionale ed europea. Ricchezza fortemente attaccata dalle consistenti perdite causate dalla pirateria (in Italia ben 22.400 posti di lavoro e 1,4 miliardi di euro, così come in Gb, dove però i posti di lavoro salgono a 39.000. Cifre di simile portata valgono per tutta Europa) 

E se il presente preoccupa, il futuro sembra assolutamente non più sostenibile. In assenza di misure di contrasto efficaci e tali da modificare in maniera sensibile le tendenze in atto è infatti previsto un incremento esponenziale dei fenomeni di illegalità in rete. Il tutto all’interno di un ciclo economico come l’attuale, dove mancano segnali di facile ricollocazione per chi abbia perso il proprio posto di lavoro. Per questo, oggi, la priorità per tutti i Paesi non è creare nuova occupazione, ma almeno proteggere il più possibile quella esistente. Le conclusioni alle quali perviene Tera Consulting sono certamente gravissimo per le ricadute sociali di fronte alle quali ci si potrebbe trovare. Ma leggiamo il documento Europa Venti-Venti che il Presidente Barroso ha presentato come suo manifesto per un nuovo mandato alla guida della Commissione Europea

Scrive Josè Manuel Barroso
:
“La strategia Europa 2020 propone un progetto per l’economia sociale di mercato europea nel prossimo decennio, sulla base di tre settori prioritari strettamente connessi che si rafforzano a vicenda: crescita intelligente, attraverso lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione; crescita sostenibile, attraverso la promozione di un’economia a basse emissioni di carbonio, efficiente sotto il profilo dell’impiego delle risorse e competitiva; crescita inclusiva, attraverso la promozione di un’economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale”. 

E in dettaglio, il Presidente della Commissione Ue indica questi obbiettivi:
• il 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni deve avere un lavoro;
• il 3% del PIL dell’Ue deve essere investito in ricerca e sviluppo (R&S);
• 20 milioni di persone in meno devono essere a rischio povertà.

Osservando i dati della Tera Consulting, non si direbbe proprio che ci si trovi di fronte a un abbrivio promettente per il conseguimento di questi ambiziosi obbiettivi.

Un altro documento che ha suscitato commenti e un acceso è la Digital Agenda, predisposta dalla Commissione Europea. Di seguito il grafico che offre una efficace sinossi dei problemi e delle strategie identificati dalla Commissione Europea.
Tra le molte indicazioni, tutte certamente condivisibili, riportate in questo documento, sembra purtroppo eccessivamente limitato e quasi occasionale il richiamo al rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Alcuni ambienti culturali sembrano infatti abbagliati dalle potenzialità della rete (che nessuno certo disconosce) e sottovalutano i problemi che essa inevitabilmente porta con sé. 

In questo senso è estremamente interessante è la lettura del Rapporto della deputata Francese Marielle Gallo recentemente approvato dal Comitato Affari Legali del Parlamento Europeo. Questo certamente non rivoluzionario documento, che andrà a voto del Parlamento Europeo a breve ed è stato oggetto di un acceso e non sopito scontro ideologico, dice cose ben note e condivisibili quali la necessità di dare energia e impulso all’Osservatorio sul Contraffazione e Pirateria e di educare i consumatori in merito ai diritti di proprietà intellettuale. Propone poi di combattere la pirateria digitale e di imporre agli operatori della rete di cercare a breve soluzioni insieme alle parti interessate. Infine evidenzia come anche il crimine organizzato stia traendo vantaggio da questo fenomeno.

In tutta onestà, non si vede cosa non vi sia di condivisibile in questi propositi che sono, tutto sommato, il minimo indispensabile se non vogliamo buttare all’aria l’intero settore imprenditoriale e occupazionale dei media e dell’intrattenimento. Ma se in Europa si discute e si lotta anche acremente, a qualche passo viene intrapreso, in Italia tutto sembra essere ancora fermo, all’anno zero, come efficacemente si è enunciato fin dal titolo di questo convegno.

Occorre ammettere che non mancano, né sono mancate, le intelligenze, l’impegno, i comitati, i gruppi di lavoro, e anche la produzione accademica e normativa. Non solo, talvolta, alcune sentenze importanti e innovative sono state emesse proprio nel nostro Paese, ad esempio la recente sentenza che riafferma il diritto di Sky Italia (così come di tutte le televisioni a pagamento, ovviamente) a non vedere ritrasmesse via internet le proprie emissioni.

Si è infatti stabilito che la stessa produzione (intesa come riprese, sigle, grafiche, oltre ovviamente ai commenti) rappresenta un videogramma meritevole di tutela giuridica alla stregua di qualsiasi altro contenuto creativo. Da circa due anni la Corte Europea di Giustizia Europea è stata investita di un simile caso in relazione a un caso che coinvolge la Premier League inglese ma ancora quel procedimento stenta a trovare una linea di soluzione.

Tuttavia, nonostante questi piccoli fuochi (e qualche altro fuoco … di paglia) la somma algebrica di tutte le iniziative è che l’Italia si segnala come Paese tristemente leader a livello mondiale nello scaricamento abusivo da internet di opere protette dal diritto d’autore. Il nostro Paese rappresenta percentuali che talvolta faticano a raggiungere l’1 % del mercato legale mondiale e invece si staglia con numeri a due cifre nella imbarazzante graduatoria della pirateria digitale.

Per arginare - nessuno si illude di eradicare - questo problema vi sono due esperienze guida oggi in Europa. Diverse ed entrambe meritevoli di una attenta osservazione per trovare eventualmente soluzioni ibride che meglio si adattino alla nostra realtà nazionale. 

La Francia ha scelto un sistema incentrato sui poteri statali, creando una Alta Autorità (Hadopi), con poteri di controllo,
notifica e irrogazione di sanzioni. E’ ovviamente presto per valutare nel dettaglio le tecnicalità e i risultati che materialmente perverranno, ma è certo che questa soluzione di per sé rappresenta un importante segnale di volontà politica.

In una prospettiva d’azione diversa, ancorché esattamente collimante nelle premesse e negli intenti, il Regno Unito ha puntato su una soluzione concordata tra tutte le forze imprenditoriali in campo con una forte presenza e supporto istituzionale.

Difficile dire quale sia il modello migliore, ma certo si può adottare una strategia 'wait and see': non si possono aspettare anni per poi decidere quale strada iniziare a imboccare in Italia …

Infine, è (questo sì) certamente un motivo di orgoglio nazionale il fatto che il Presidente della Commissione Europea Barroso abbia affidato al Professor Mario Monti la missione di proporre un documento base che sfocerà in una proposta di direttiva di ampio respiro mirata proprio al conseguimento degli obbiettivi del piano delineato nel Documento Europa 2020. Il ponderoso documento“A new strategy for the single market” è stato presentato lo scorso 9 Maggio.

Il Professor Monti scrive
:
 “l'Europa si muove ad una velocità minore di quella degli Stati Uniti a causa dei diversi ostacoli che riducono la capacità di innovare e creare valore aggiunto nel settore digitale; tra essi spiccano la frammentazione dei mercati on-line e l’inadeguata legislazione sulla proprietà intellettuale che avrebbero un’unica causa comune, individuata nella mancanza di un mercato unico digitale. Inoltre, la complessità e i problemi di scarsa uniformità dei sistemi di diritto d’autore creerebbero un ambiente non favorevole allo sviluppo”.

E’ bene rammentare che il pre-requisito affinché questi obbiettivi possano venire non solo conseguiti, ma anzitutto considerati praticabili, è per così dire la 'messa a norma e in sicurezza' della situazione esistente. Possiamo infatti studiare le più ambiziose soluzioni e disegnare progetti di ampio respiro, ma - e i dati di Tera Consulting lo dicono chiaramente - nulla di realmente innovativo potrà essere finanziato e realizzato se non verrà posto immediatamente rimedio al deflagrante fenomeno della pirateria digitale.

Alla luce di tutto questo, e cercando di trovare un fil rouge tra tutte iniziative, le proposte, le azioni concrete, le esperienze e le sempre più pressanti esigenze, appare quindi indispensabile un immediato allineamento dell’Italia quantomeno con gli standard minimi già posti essere in varie parti d’Europa e del Mondo in termini di consapevolezza istituzionale e contrasto effettivo al gravissimo fenomeno della pirateria digitale.





 

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