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Il Rapporto 'Transatlantic Trends 2009
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Transatlantic Trends 2009, gli italiani i più preoccupati

10/09/2009

La Compagnia di San Paolo, in collaborazione con il German Marshall Fund of the United States, ha realizzato anche quest’anno il Transatlantic Trends. Il documento, che illustra gli orientamenti delle opinioni pubbliche europea e americana sui temi dell’agenda internazionale, è stato presentato mercoledì 9 settembre, a Roma, in occasione della pubblicazione in contemporanea mondiale, da Angelo Benessia, presidente della Compagnia di San Paolo e da Stefano Silvestri, presidente dell’Istituto Affari Internazionali.

Transatlantic Trends è un’inchiesta d’opinione negli Stati Uniti e in dodici Paesi europei. Attraverso più di 13.000 interviste, l’indagine esamina l’andamento delle relazioni transatlantiche. Per l’ottavo anno consecutivo, agli intervistati sono state poste domande sulla loro visione della controparte transatlantica, sulle minacce
globali, sugli obiettivi della politica estera, sulla leadership mondiale, sulle istituzioni multilaterali.

EUROPA: ALLE STELLE IL CONSENSO PER LA LEADERSHIP Usa 
Il consenso europeo per la politica estera di Barack Obama è quattro volte
quello che era stato accordato al suo predecessore, George W. Bush. L’entusiasmo è molto più contenuto in Europa Centro-Orientale. La popolarità personale di Obama non basta a ridurre le distanze fra Europa e Stati Uniti su Afghanistan, Iran, clima.
Transatlantic Trends 2009 mostra che più di tre quarti (77%) degli intervistati nell’Ue e in Turchia approvano la condotta di Barack Obama in politica estera; nel 2008 George Bush aveva ricevuto il consenso di un quinto (19%) del pubblico europeo. 

L’effetto Obama è più forte in Europa Occidentale che in Europa Centro-Orientale. Una maggioranza schiacciante (86%) di cittadini dell’Europa Occidentale ha un’opinione favorevole delle politiche di Obama; in Europa Centro-Orientale, benché la maggioranza (60%) sia favorevole a Obama, non si può parlare di ondata di entusiasmo. Anche sugli Stati Uniti, nel 2009 l’Europa Centro-Orientale è meno positiva (53%) dell’Europa Occidentale (63%). Assistiamo a un rovesciamento rispetto al 2008, quando i cittadini del’Europa Centro-Orientale, seppure con lieve margine si erano mostrati più favorevoli agli Stati Uniti (44%) di quelli dell’Europa
Occidentale (40%). In Europa Centro-Orientale, la gente è molto più scettica (25%) che in Europa Occidentale (45%) quando si tratta di giudicare se i rapporti fra Europa e Stati Uniti siano migliorati nell’ultimo anno. Lo stesso accade per la Nato: in Europa Centro-Orientale il 53% dei cittadini la ritiene ancora essenziale, contro il 63% in Europa Occidentale. Per contro, in Europa Centro-Orientale sono in più a credere che la partnership fra Europa e Stati Uniti in fatto di sicurezza, rapporti diplomatici e questioni economiche debba diventare più stretta (45%, contro il 39% in Europa Occidentale). Questi dati suggeriscono che l’Europa Centro-Orientale, sebbene
relativamente fredda verso Obama, desideri un rapporto migliore con Washington. 

TRAMONTA IN EUROPA IL CONSENSO ALLA MISSIONE IN AFGHANISTAN
In Europa cresce il consenso alla cooperazione transatlantica sulla sicurezza, ma gli alleati Nato non sono d’accordo sull’Afghanistan. Quasi due terzi degli europei sono pessimisti sulla possibilità di stabilizzare quel Paese dilaniato dalla guerra, in contrasto con il 63% di americani che si dichiarano ottimisti. L’opinione prevalente in tutti i Paesi inclusi nell’indagine, con l’eccezione degli Stati Uniti, è che le proprie
truppe vengano ritirate parzialmente o del tutto. Più della metà (55%) degli intervistati in Europa Occidentale e due terzi (69%) delle persone sentite in Europa Centro-Orientale vogliono che le truppe del loro Paese siano richiamate in tutto o in parte dall’Afghanistan. Negli Stati Uniti, più che in Europa, lo spiegamento di truppe in Afghanistan viene giudicato in base allo schieramento politico. Due democratici su
cinque vogliono ridurre la presenza dell’esercito americano in Afganistan o richiamarlo del tutto. Lo stesso vale per gli indipendenti, ma la percentuale scende a uno su cinque per i repubblicani. Per contro, dieci dei dodici Paesi europei inclusi in TT09 sembrano non avere problemi di fronte alla possibilità di aumentare i
contributi per la ricostruzione dell’economia afgana, come richiesto da Obama. 

Europei e americani non sono d’accordo sull’atteggiamento da tenere con l’Iran. Se gli sforzi della diplomazia per evitare che l’Iran possa dotarsi di armi nucleari dovessero fallire, la maggioranza (53%) degli europei aumenterebbe la pressione diplomatica, ma esclude il ricorso all’intervento armato. Gli americani (47%) sono per l’aumento della pressione diplomatica, ma non escludono l’uso della forza.
Repubblicani (57%) e indipendenti (49%) sono molto più inclini dei democratici (36%) a mantenere in vita l’opzione militare nei confronti di Teheran. Il comportamento di Mosca verso i suoi vicini genera una crescente preoccupazione fra gli alleati Nato. Nel 2009, sette europei su dieci (70%) ritengono opportuno che l’Unione europea fornisca assistenza per la sicurezza delle democrazie emergenti come l’Ucraina e la Georgia. La maggioranza degli americani (68%) sosterrebbe un analogo intervento da parte di Washington. Solide maggioranze nei Paesi Nato (62%) e negli
Stati Uniti (66%) pensano che l’assistenza dovrebbe essere fornita dall’Alleanza Atlantica. 

MIGLIORANO LE RELAZIONI TRANSATLANTICHE
La presidenza Obama si è rivelata un vero e proprio regalo per le relazioni transatlantiche. Nel 2009, la quota di popolazione dell’Ue che le ritiene migliorate rispetto al 2008 si è raddoppiata (al 41%) e si è 3 of 4 triplicata negli Stati Uniti (al 31%). La sensazione di un miglioramento è meno marcata in Europa Centro-
Orientale (25%). Negli Stati Uniti, le opinioni si dividono in base alle appartenenze politiche: sono meno dei democratici (39%) i repubblicani (14%) e gli indipendenti (22%) che vedono un miglioramento della relazioni Europa-Stati Uniti nell’ultimo anno. 

NON SI INDEBOLISCE LA LEADERSHIP ECONOMICA DEGLI STATI UNITI
L’economia è una delle principali fonti di preoccupazione sulle due sponde dell’Atlantico. Gli europei guardano a Washington per una soluzione, in parte anche a causa della popolarità di Obama. Maggioranze relative negli Stati Uniti (29%) e in Europa (31%) pensano che il presidente americano e i leader europei
dovrebbero avere in cima alla lista delle priorità i problemi economici internazionali, che prevalgono sui timori per il terrorismo internazionale, il clima, il Medio Oriente. E più della metà degli intervistati nell’Unione europea (53%) pensa che una forte leadership degli Stati Uniti sulle questioni economiche mondiali sia opportuna per venire a capo della crisi. Quattro europei su cinque (79%), ma appena la metà
degli americani approvano il modo in cui Obama ha affrontato la crisi economica internazionale nei primi mesi del suo mandato. 

PRIMA PENSIAMO A NOI STESSI
Gli americani (69%) concordano con forza che l’amministrazione dovrebbe concentrarsi sulla soluzione dei problemi interni, opinione condivisa dalla maggioranza degli europei (55%). Il 70% degli americani ritiene che si debba “comprare americano”, ma solo il 54% degli intervistati in Francia è favore di una politica del “comprare francese”. Il consenso per questo tipo di politiche a sostegno delle economie nazionali è particolarmente forte in Europa Centro-Orientale, dove l’80% degli intervistati le condivide. È da notare che negli Stati Uniti i repubblicani (81%) sono più favorevoli al “comprare americano” di quanto lo siano i
democratici (68%) o gli indipendenti (65%). In realtà, i democratici (83%) sono più favorevoli all’apertura dei mercati rispetto a repubblicani (77%) e indipendenti (77%). Solo un sesto degli americani e degli europei vorrebbe mercati chiusi, vale a dire una politica protezionista. 

IN ITALIA L’ENTUSIASMO PER GLI STATI UNITI NON SI ACCOMPAGNA A UNA
CRESCITA DELL’ATLANTISMO
L’Italia è ad un tempo uno dei paesi più entusiasti del presidente americano Barack Obama, ma anche tra i più riluttanti a seguire la leadership americana quando si tratta di affrontare i problemi nell’agenda transatlantica. L’88% degli italiani approva il modo di gestire gli affari mondiali di Obama (rispetto all’81% della media europea), il 68% ha un sentimento favorevole agli Stati Uniti (rispetto al 61% della media
europea) e il 50% ritiene che Europa e Stati Uniti debbano essere vicini (a fronte del 40% della media europea). Tuttavia, quando si passa ai temi concreti nell’agenda politica transatlantica, quali l’Iran, l’Afghanistan e i rapporti con la Russia, gli italiani sono tra i meno vicini alle politiche degli Stati Uniti. Solo un quinto degli italiani è favorevole a mandare più truppe in Afghanistan e a mantenere aperta l’opzione militare per arrestare lo sviluppo del programma nucleare iraniano. Mentre il 71% degli americani ritiene che la guerra, in certe circostanze, sia necessaria per ottenere giustizia, solo il 16% degli italiani la pensa così (a fronte di una media Europea del 23%). 

GLI ITALIANI I PIÙ PREOCCUPATI  DELLA CRISI ECONOMICA E I MENO
SODDISFATTI DI QUELLO CHE È STATO FATTO SINORA PER CONTRASTARLA

Gli italiani sono tra i più preoccupati della crisi economica e delle sue conseguenze. Il 90% degli italiani è molto o abbastanza preoccupato della crisi economica (a fronte di una media europea dell’86%) e il 59% ritiene di essere stato personalmente colpito dalla crisi (rispetto al 55% degli europei). Il 60% degli italiani ritiene che il governo abbia speso ancora troppo poco per fronteggiare la crisi economica, a ben 30 punti di distacco dalla media europea, che è al 30%. Gli Italiani ritengono che la crisi sia strutturale e richieda riforme radicali (88% rispetto a una media europea dell’83%) e sono molto favorevoli ad un approccio europeo al problema. L’85% degli italiani ritiene che l’Unione Europea debba svolgere un ruolo di leadership nella crisi economica mondiale, a fronte del 75% del resto dell’Europa.

 

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