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Brenna/Leo Burnett: ecco perché siamo primi in Europa e quinti nel mondo

04/06/2009

Per lui l’integrazione è cosa vecchia di oltre dieci anni. La sua visione l’ha già comunicata nel 2008, rispondendo, anche organizzativamente, con la ‘human kind’, ossia persona, non consumatore. Vuole conquistare le donne. E parla ai femminili. Che lo chiamano guru, come si legge in una recente intervista sul settimanale A. Non nasconde la sua critica al sistema, nè lobby di peso nè aperto, con scarso ricambio e pochi talenti. E a chi ha la direzione creativa vagante chiosa ‘giù le mani da Enrico e Sergio’. Anche perché a muoversi sarebbero comunque in tre. Giorgio Brenna, chairman e ceo Leo Burnett Group Italia e Western Europe, al microfono di youmark. 

Ammettendo di leggere i femminili e di voler conquistare le donne. Che in senso di comunicazione significa parlare chiaro e semplice. Cosa che volutamente questo mondo non ha fatto, lasciando che la magia del tempo che fu diventasse sterile vacuità di un universo chiuso in se stesso, senza osmotico ricambio. E anche senza peso, visto che nessuno è mai invitato ai grandi tavoli, quelli che contano. Preferendo parlarsi addosso, seguendo l’onda delle tematiche al momento più in voga. Così interpretando pure l’integrazione. In realtà vecchia di anni. Percorso naturale, obbligato. Rimediatore. Per supplire all’errore della disintegrazione che ha caratterizzato le realtà della comunicazione negli anni ’80, per sposare la cosiddetta ‘people behavior’, in modo media neutral. 

Potendo dire di aver fatto dell’Italia la prima Leo europea e la quinta nel mondo, ricordando che il network per qualità creativa è il secondo worldwide. Con un applauso a Sergio Rodriguez ed Enrico Dorizza. Anche per il valore e l’aiuto oltralpe. Non a caso, recente l’apertura di un ufficio di designer a Berlino, così come l’interscambio di talenti, per un’organizzazione più piatta e coinvolgente. Ricordando a tutti che la coppia non si tocca e che, comunque, la squadra è sicuramente un trio.

 

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