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Illegittimo il bando gara ministero beni culturali

14/11/2008

AssoComunicazione, l’associazione delle imprese di comunicazione chiede la revisione del bando da 3,5Mln di euro indetto dal Ministero dei Beni Culturali per l’assegnazione del servizio di comunicazione e promozione del patrimonio culturale, che prevede, fra l’altro, l’assunzione di 85 lavoratori socialmente utili (Lsu) senza una qualifica specifica.

Gianna Terzani, vice presidente di AssoComunicazione, in una lettera inviata al responsabile del procedimento presso il ministero, l’architetto Antonella Mosca, la invita, a nome dell’associazione, a riconsiderare il bando in questione, eliminando “alcuni rilevanti elementi di illegittimità”. Il punto più critico è considerata proprio l’imposizione al vincitore della gara dell’impegno di assumere a tempo indeterminato, entro 15 giorni dall’aggiudicazione provvisoria dell’appalto, 85 persone appartenenti alla categoria degli ex lavoratori socialmente utili.“Il servizio richiesto dal Ministero, in realtà, - scrive Gianna Terzani - potrebbe essere fornito da una normale agenzia di comunicazione con un team di 10-12 persone, impegnate all’80% del loro tempo. L’obbligo, dunque,appare abnorme e palesemente sproporzionato rispetto all’oggetto del servizio. Inoltre, si ricorda che “una agenzia di comunicazione di medie dimensioni ha circa 20 dipendenti, mentre solo quelle più grosse superano il centinaio su base nazionale e a Roma risulta che nessuna agenzia di comunicazione abbia 80 dipendenti”.

Ancora, “il bando non fornisce alcun dettaglio sulle competenze delle 85 persone” da assumere, in quanto si dice semplicemente che devono essere “già impiegati ed operativi nell’ambito delle prestazioni oggetto della gara”. Non trattandosi di un appalto per servizio di pulizie o di trasporto pubblico ma comunicazione e considerando che all’interno delle agenzie vi è un’organizzazione del lavoro specializzata, è evidente – secondo AssoComunicazione - che eventuali dipendenti privi di competenze specifiche potrebbero danneggiare l’attività dell’agenzia stessa.

Alla base della contestazione vi è anche l’aspetto remunerativo della gara con una base d’asta di 3,5 milioni di euro circa, di cui 2,5 milioni per la retribuzione lorda del personale. “Questo significa che il vincitore del bando dovrebbe accollarsi un onere del 71,5% della base d’asta, disponendo di un importo inferiore al 30% (al lordo del ribasso) per svolgere attività creative e per pagare i sevizi”.

La vice presidente di AssoComunicazione Gianna Terzani, così conclude nella sua lettera: “Risulta evidente che l’oggetto dell’appalto si configura sostanzialmente come un’attività di intermediazione di personale anziché come servizio di comunicazione: esso ha, infatti, lo scopo principale di far assumere a tempo indeterminato 85 Lsu all’aggiudicatario del servizio, violando anche il principio del concorso pubblico per l’assunzione dei dipendenti”.

Per tutti questi motivi AssoComunicazione invita il responsabile del procedimento presso il Ministero “a voler riconsiderare il bando, in modo da eliminare palesi vizi di illegittimità” e “sospendere il termine per la presentazione delle domande di partecipazione”



 

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