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Lo psicologo di quartiere è in farmacia

05/10/2009

Dal 10 ottobre lo Psicologo di quartiere sarà presente in altre 22 farmacie milanesi. In alcune sedi, la consultazione avverrà anche in inglese, spagnolo e francese. Si tratta della seconda fase di un progetto che vede impegnata l’Università Cattolica, attraverso il Laboratorio di Psicologia clinica, e che coinvolge, oltre a Afm, anche Federfarma e l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, che ha dato il patrocinio all’iniziativa.

Il progetto dello psicologo di quartiere, avviato il 9 febbraio in due farmacie della città, punta a promuovere il benessere individuale e collettivo e si sviluppa come una ricerca-intervento che ha la finalità di accogliere il disagio psichico delle persone, alleggerire di 'richieste non appropriate' il servizio sanitario pubblico (con conseguente risparmio per le strutture socio-sanitarie), offrire a persone di tutte le fasce di reddito, a cominciare dai quartieri periferici della città, la possibilità di una consulenza psicologica gratuita di base per la soluzione di un problema o l’eventuale invio ai servizi specialistici del territorio. 

L’accesso al servizio avviene in maniera spontanea o su invito dei farmacisti, del medico di base, degli amministratori di condominio, dei custodi sociali. Nelle farmacie di via Pieri-Padova (zona Crescenzago) e di viale Famagosta (zona Barona) gli psicologi hanno lavorato dal 9 febbraio al 30 giugno, per alcune ore settimanali. La loro attività è stata supervisionata dagli psicologi Enrico Molinari, Edoardo Lozza e Gianluca Castelnuovo del Laboratorio dell’Università Cattolica, con incontri periodici e mediante comunicazioni on-line.

In circa 5 mesi si sono rivolte al servizio 158 persone per un totale di 516 visite, con una media di 3,2 incontri per persona. L’età media (donne: 82% in via Famagosta e 68% in via Padova) è 51 anni. Gli utenti hanno dichiarato di aver saputo dell’esistenza del servizio dal farmacista o grazie alla pubblicità nelle farmacie. I motivi che hanno spinto gli utenti ad avvicinarsi al servizio sono stati principalmente la depressione e i disturbi dell’umore; disturbi d’ansia, fobie e attacchi di panico; problematiche familiari, maltrattamenti; problemi di coppia; in ambito lavorativo-occupazionale; disturbi ossessivo-compulsivi; disturbi di area psicotica; disturbi del comportamento alimentare; alcolismo. 

La problematica è stata risolta in 78 casi. Mentre in 27 c’è stato un rinvio al Cps (Centro Psico Sociale); in 26 a Consultori familiari; in 12 agli ospedali (S. Carlo, S. Paolo, Mangiagalli); in 6 a specialisti (psicoterapeuti, psichiatri, ecc.); in 5 a centri per le donne maltrattate e in 4 al Noa (Nucleo Operativo Alcoologia).

 

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