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Rapporto Coop 'Consumi e Distribuzione 2009'
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Consumiamo meno tagliando il superfluo, lo dice la Coop

11/09/2009

E' stato presentato a Milano il Rapporto Coop 2009 'Consumi & Distribuzione', redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di ref. (Ricerche per l’Economia e la Finanza) e contributi originali di Nielsen, Iri-Infoscan e Demos. Il Rapporto, presentato da Enrico Migliavacca, vice presidente Ancc-Coop, indaga sugli effetti che la crisi ha generato sui consumi delle famiglie italiane, come ne sta modificando i comportamenti e fornisce previsioni per il 2009-2011, mettendo a confronto il sistema commerciale del nostro Paese con quanto avviene negli altri grandi Paesi europei. 

La recessione ha colpito l’economia italiana e nel pieno della crisi, spicca il comportamento degli italiani: più formiche che cicale. Sebbene i redditi reali delle famiglie (-0,4% sul 2008) siano calati nel primo semestre meno del Pil (-5,9%), i consumi sono diminuiti del - 2,6%. Si consuma di meno, quindi, tagliando il superfluo e ricercando l’efficienza nella spesa (comprando se possibile in promozione). 

La maggior parte degli italiani pensa a un’uscita dalla crisi non breve (oltre il 57% ne intravede l’epilogo non prima di un paio di anni), per più di un italiano su 3 il risparmio resterà anche nel prossimo futuro una priorità, mentre nel Paese crescono le disuguaglianze. Il 66% si sente povero e un quinto fa fatica fare la spesa alimentare e a pagare le cure mediche, ma d’altra parte poco meno della metà della ricchezza finanziaria del nostro Paese si concentra nelle mani di un 10% di italiani.

Se nel primo semestre 2009 si è assistito a una discesa dell’inflazione dovuta soprattutto i prodotti energetici (gasolio e benzina), è possibile prevedere per il 2010 una inflazione media che si posiziona a circa l’1,4% nell’anno. E i prezzi alimentari si muoveranno con la stessa velocità dell’inflazione complessiva. In alcuni mercati delle materie prime alimentari ci sono, però, segnali di speculazione che potrebbero alimentare l’inflazione (cereali, latte, olio, riso).

Nel caso dell’Italia, la recessione globale è andata a incunearsi in un’economia già debole, determinando forti contrazioni nella produzione industriale con conseguenze per quanto riguarda i livelli occupazionali. Nella prima fase della crisi, infatti, il ricorso alla cassa integrazione - e il rientro dell’inflazione - hanno ridotto l’impatto immediato sulle famiglie senza scongiurare la possibilità di aver solo rinviato un incremento della disoccupazione. 

Infatti i redditi reali delle famiglie sono diminuiti nel 2009 solo dell’0,4% sull’anno precedente, in misura per il momento molto più contenuta del Pil. Ciononostante, a inizio 2009 si segnala la prima riduzione dello stock di occupati da 14 anni a questa parte - 204.000 unità in meno rispetto al primo trimestre 2008 - e i risultati peggiori si riscontrano al sud dove si è concentrato oltre il 50% delle perdite complessive. 

Le perdite del posto di lavoro e contemporaneamente l’ingresso di coloro che si affacciano alla ricerca di una prima occupazione, hanno determinato di conseguenza un aumento del tasso di disoccupazione pari al 7,9%, il più alto livello dal 2005 ad oggi. Ma, visto il quadro generale, le previsioni potrebbero portarlo come dato medio del 2010 a superare il 9%. 

A fronte di questi fattori che potevano far sperare in una tenuta o in un rallentamento dei consumi, si è invece assistito nel nostro Paese fra 2008 e 2009 a un’intensa caduta dei consumi tanto che, previsioni alla mano, si può già parlare fra 2008 e 2011 di un intero quadriennio di contrazioni. Nel primo trimestre del 2009 i consumi delle famiglie italiane evidenziavano già una caduta anno su anno del 2,6 % (risultato dovuto in larga parte alle contrazioni registrate nel quarto trimestre 2008 e nel primo del 2009 con diminuzioni rispettivamente dello 0.9 e dell’1.1%). 

Gli italiani sembrano su questo versante aver anticipato il peggio e dato che per la maggior parte di loro la fine della crisi non è affatto dietro l’angolo (oltre il 57% ne intravede l’epilogo non prima di un paio di anni) sono già ricorsi a strategie di difesa risparmiando dove è possibile

D’altronde l’indice di fiducia delle famiglie, monitorato dalla Nielsen Consumer Confidence Survey, è risultato a livello globale in calo, con l’Europa che si posiziona al di sotto della media. Gli italiani, più formiche che cicale, mettono in discussione abitudini e stili di vita consolidati, che divengono, ora, più sobri e frugali. Si consuma di meno, tentando di non rinunciare alla soddisfazione dei propri bisogni, tagliando il superfluo e ricercando, con razionalità e perseveranza, l’efficienza nella spesa (comprando se possibile in promozione). 

Si rimandano gli acquisti di beni durevoli: l’auto (-15,1% la stima a fine 2009), l’arredamento (-10,6%), gli elettrodomestici (-7,4%), i prodotti tecnologici. Così come si taglia su vestiario e calzature (-7,5% nel 2009) e sulle spese per il divertimento senza rinunciarvi del tutto (pasti fuoricasa -1,1%, vacanze tutto compreso -1,9%).
Sul versante alimentare circa il 40% delle famiglie italiane dichiara di risparmiare sui prodotti alimentari di prima necessità (pane e pasta, carne, frutta e verdura) e si stima una riduzione dei consumi delle famiglie pari al -1,9% in quantità. 

Gli italiani fanno a meno di gelati (nel primo semestre 2009 rispetto al 2008 in volume scendono del 12%), di formaggio grana (-10%), di lame e rasoi (-10%), di cereali, acqua, bibite, latte. Crescono invece ancora una volta i prodotti ad elevato contenuto nutrizionale (yogurt +16%) e ad alto contenuto di servizio, preparati per dolci (9%), surgelati (8%), piatti pronti, affettati in busta. Come spesso succede in tempo di crisi, cresce il consumo di cioccolato (barrette +12%). Il protrarsi della crisi, ma al tempo stesso l’adozione di misure che in qualche modo l’attenuano genera un’altalena di sentimenti e stati d’animo che spesso stridono fra loro. Infatti, gli italiani si dicono preoccupati (43,3%), stressati (40,4%) e ansiosi (33,2%), ma anche felici (40%) e soddisfatti (30,1%).

Un altro segnale generato dalla crisi in corso è la crescita delle disuguaglianze. Oltre il 66% delle famiglie italiane si sente povero, un quinto fa fatica a fare la spesa alimentare e a pagare le cure mediche. ma poco meno della metà della ricchezza finanziaria del nostro Paese si concentra nelle mani di un 10% di italiani. E in modo sorprendente, se è vero che aumenta la vendita dei prodotti a prezzo più basso -passata nel primo semestre 2009 rispetto al primo semestre 2008- dal 24.4 al 25.2% -, cresce in ugual misura la quota di vendite messa a segno da prodotti con prezzi maggiori del 30% rispetto al prezzo medio. 

La percezione di povertà è comunque più diffusa tra le famiglie del Sud e delle isole (sale al 73%), tra i single ovvero gli anziani soli (77%), tra i nuclei con reddito familiare più basso (90%) e ovviamente tra coloro che registrano una situazione lavorativa di difficoltà (hanno già perso o stanno per perdere il posto di lavoro). Il guado della disoccupazione e le attese che si hanno per il prossimo autunno (700.000 occupati in meno nel biennio 2009-2010 prevalentemente nel settore manifatturiero) rappresentano a tutti gli effetti un banco di prova sia per la tenuta dei consumi che per gli equilibri sociali più complessivi. 

A fronte dunque di una situazione tutt’altro che rosea e che vede il 2009 assestarsi su una forte contrazione dei consumi pari al 2,3%, i consumi sono attesi in ripresa, ma secondo lo scenario di previsioni ref solo nel 2011 i tassi di crescita potranno recuperare i ritmi peraltro modesti e inferiori al punto percentuale, registrati in media tra 2001 e 2007. Quindi recupero blando 2010-2011 (rispettivamente in crescita dello 0.6 e dello 0.9%). Peraltro se invece che al dato aggregato dei consumi si fa riferimento ai consumi procapite, purtroppo la spesa individuale degli italiani non tornerà a crescere prima del 2012. 

L’alimentare è oggi il settore che riflette con più immediatezza gli umori dei consumatori italiani. Coop registra un +1,9% sul 2008, ma ci aspetta un autunno difficile, con previsioni di chiusura a fine anno a + 1,5% e con 12,8 miliardi di fatturato. La migliore delle previsioni possibili per il 2010 parla di un rialzo dell’inflazione che si posiziona all’1,5%. Per avere un’idea di quali tendenze potranno caratterizzare il prossimo futuro, è utile anche analizzare le intenzioni dei consumatori in tema di utilizzo del denaro disponibile dopo aver soddisfatto i bisogni essenziali. Un primo dato è che il 16% dichiara di non avere denaro da spendere, mentre per più di un italiano su 3 il risparmio resterà una priorità.

Sul fronte della Grande Distribuzione in Italia, era dal 1999 che non si registrava un segno negativo nell’andamento annuale del numero di esercizi commerciali al dettaglio: il 2008 ha chiuso con un saldo negativo di 3113 punti vendita (-0,4%). Complessivamente, sembra esaurirsi la spinta propulsiva della liberalizzazione del commercio del 1998 e la rete commerciale è chiamata a affrontare le problematiche connesse con i nuovi stili di vita ed gli effetti della crisi. 

In confronto con gli altri mercati distributivi europei si evidenzia come nel mercato italiano il 27% delle vendite siano ancora appannaggio delle superfici di vendita più piccole, mentre in Francia e Germania questa quota è pari a poco più del 4% e in Spagna e Regno Unito supera di poco il 20%. 

Facendo ricorso alla recente analisi di Mediobanca sui principali gruppo imprenditoriali italiani, si rileva come per l’industria alimentare il 2008 non sembra aver alterato le performance dell’anno precedente confermando un Margine Operativo Lordo di poco inferiore all’8% (+6% sul 2007) e un Margine Operativo Netto e prossimo al 4% (+14% sul 2007). Al contrario, per la distribuzione commerciale la crescita delle vendite non ha permesso di recuperare l’incremento del costo del venduto e degli altri costi di produzione determinando una riduzione del Mol superiore al 5% e addirittura del 17% per il Margine Operativo Netto. 


A fronte di questa situazione, Coop rilancia con maggiore intensità per il prossimo autunno e per il 2010 la campagna 'dalla tua parte noi' a tutela del potere d’acquisto dei soci e dei consumatori italiani. Ritiene, inoltre, che dalla crisi si possa uscire solo auspicando una nuova stagione di collaborazione tra distribuzione e produzione agricola e industriale a favore del consumatore finale con progetti di efficienza e di innovazione. Infine, la strategia di Coop è contribuire ad aumentare la quota dei punti di vendita di più grandi dimensioni per portare il nostro sistema distributivo a livello di quello degli altri paesi europei. Il piano di sviluppo prevede da qui al 2011, l’apertura di 66 nuovi punti vendita di cui 24 Ipercoop. In particolare al Sud, dove nel 2010 saranno 6 i nuovi ipermercati.

 

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