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Diario della crisi - Aprile 2009
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Censis, questa è la crisi del ceto medio

11/05/2009

Con i quattro appuntamenti mensili del 'Diario della crisi' (da gennaio ad aprile 2009) il Censis si ripromette di leggere la difficile fase che l'Italia sta attraversando in modo ancorato il più possibile ai dati reali. Questa più di altre sembra essere una crisi del ceto medio, anche se esso ha potuto constrastare gli effetti immediati di questi mesi attraverso le tante compensazioni che in 50 anni di crescita ha saputo strutturare (risparmi, casa e famiglia in primo luogo). 

Il segno che la crisi sta lasciando riguarda soprattutto le prospettive che man mano danno l’impressione di chiudersi: fine della crescita costante, incertezza sul welfare, precarizzazione del lavoro specialmente per i figli. Sembrerebbe quasi la fine di una lunga fase di imborghesimento della società italiana e l’inizio, per il ceto medio, della paura di perdere terreno. 

Prevalgono infatti sentimenti di confusione e la tendenza a ridurre i consumi:
la percentuale di italiani che dichiara di non sapere cosa fare davanti alla crisi è raddoppiata da gennaio ad oggi, passando dall’8,1% al 16%, quelli che taglieranno i consumi sono passati dal 22,2% al 35,6%. Significativa è la crescita di chi guarda al maggiore impegno
lavorativo come reazione alla crisi.

Ma la paura di regredire emerge soprattutto dalle previsioni che gli italiani fanno riguardo all’uscita dalla crisi: per il 68,3% di essi non è affatto vero che ormai abbiamo toccato il fondo, ma anzi il peggio deve ancora arrivare (un timore che è più forte nel Centro-Sud che nel Nord-Ovest).

Sul 47,6% degli italiani la crisi ha avuto ripercussioni significative, ne sono cioè stati toccati concretamente, anche se con intensità differenti: quasi il 40% ha subito perdite nei propri investimenti, mentre il 30 % ha subito una riduzione del reddito. Ancor più dei consumi, si è contratta la tendenza, già assai modesta in Italia, ad indebitarsi: nei primi tre mesi dell’anno il ricorso al credito al consumo è diminuito del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, in modo particolare sono calate le richieste di finanziamento per l’acquisto di autoveicoli e motoveicoli (-22,9%), nonché per gli elettrodomestici (-9,1%)

È così che nel panorama del sostanziale calo di consumi di questi mesi, spiccano e, in questo momento, trainano quel poco di ripresa dei consumi che si comincia ad intravedere, quei prodotti che racchiudono in sé un nuovo valore aggiunto in grado di incoraggiare l’acquirente e di stimolare una propensione alla spesa ormai irrigidita.

 

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